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FOUCAULT


La follia nella storia del sapere
Pur rifiutando l’identificazione con lo strutturalismo, Foucault ne riprende la metodologia e principi nello studio della storia del sapere e ne sviluppa i motivi filosofici.
I tratti specifici dello strutturalismo foucaultiano appaiono già nella Storia della follia nell’età classica. Attraverso questo studio Foucault non intende proporre una storia delle teorie psichiatriche; mira, invece, a individuare le condizioni che hanno portato la follia a costituirsi come oggetto del sapere scientifico. A tal fine ricostruisce i modi di concepire i rapporti tra ragione e «sragione» del tardo Medioevo all’avvento della rivoluzione industriale.
La sua attenzione si concentra sul periodo compreso tra il XVII e il XVIII secolo, perché è in questa fase culturale che si afferma la netta separazione tra follia e ragione, nel quadro delle dinamiche economiche e sociali del tempo. Nell’età classica → la ragione – temendo il linguaggio dei folli come un messaggio di ribellione – si pone come parametro del mentalmente normale e si contrappone al mentalmente patologico. A questo atto di esclusione, realizzato dalla ragione con un «colpo di forza», si legano la costituzione della malattia mentale come oggetto di studio e la nascita della scienza psichiatrica e del manicomio: segni della natura repressiva della ragione dominante.
Le strutture epistemiche
La Storia della follia evidenzia l’attenzione foucaultiana per le forme di sapere che caratterizzano le diverse epoche e vincolano l’esercizio del pensiero umano; così come manifesta l’intenzione di individuare, attraverso l’indagine storiografica, le condizioni che hanno reso possibile sia la storia che il presente. Tali elementi emergono anche nelle
Parole e le cose. Un’archeologia delle scienze umane. Quest’opera manifesta la polemica foucaultina contro una visione della storia come sviluppo continuo e progressivo e il rifiuto di una storiografia impegnata nella ricostruzione degli eventi e delle azioni coscienti degli uomini. Secondo Foucault, la storia è discontinua, priva di senso e di fini e, come storia del sapere, è governata da strutture epistemiche. Una struttura epistemica, o epistéme, è costituita dai «rapporti che sono esistiti in una certa epoca fra i vari campi della scienza». «Penso per esempio – precisa Foucault – al fatto che ad un certo punto la matematica è stata utilizzata per le ricerche nel campo della fisica» o che la teoria dell’evoluzione è servita «da modello agli storici, agli psicologi e ai sociologi del XIX secolo». Le strutture epistemiche, tramite il proprio ordine intrinseco, caratterizzano i periodi storici e li differenziano l’uno dall’altro, in quanto mutano da epoca a epoca.
Discontinuità nella storia
Le strutture epistemiche operano, secondo Foucault, a livello inconscio: costituiscono gli a priori che rendono possibili le conoscenze nei diversi periodi. Per questo l’attività di ricerca di tali strutture deve configurarsi come un’«archeologia»: deve compiere operazioni di scavo per riportare alla luce le condizioni e le regole di organizzazione del sapere.
Grazie allo studio archeologico condotto nelle Parole e le cose, Foucault individua, nella storia del sapere occidentale, tre strutture epistemiche, distinte dal rapporto posto tra il linguaggio e l’essere, e tra le parole e le cose: l’epistéme rinascimentale, l’epistéme classica e l’epistéme moderna, affermatasi nel XIX secolo. Si colloca in questa epistéme la nascita delle scienze umane, alle quali è dedicata l’opera.
L’indagine archeologica sui caratteri delle tre strutture epistémiche, però, secondo Foucault, non può fornire alcuna spiegazione sul loro avvicendarsi: sono, infatti, separate da «discontinuità enigmatiche». Il rifiuto di ogni visione unitaria della storia sfocia, quindi, in una visione del divenire storico come un susseguirsi, senza ragione, di strutture.
Storia della sessualità
Con La volontà di sapere Foucault apre la sua Storia della sessualità, destinata a individuare come la sessualità sia diventata un ambito di conoscenza e un dispositivo di potere, capace di incidere sui modi di pensare e di essere degli altri individui.
Foucault rifiuta l’«ipotesi repressiva» che attribuisce all’ultimo secolo un’attenuazione dei divieti sessuali, dopo tre secoli di rigida repressione→. Secondo Foucault, invece, in Occidente la sessualità non è stata solamente repressa, ma è stata un oggetto di un costante tentativo di appropriazione tramite una trasposizione del discorso, cresciuta dalla fine del XVI secolo: anche proibizioni e censure, infatti, sono state alibi per produrre discorsi sulla sessualità. L’importanza così attribuita alla sessualità – secondo Foucault – ha rafforzato la volontà di conoscerla, volontà che si è affermata unitamente a forme di controllo sugli individui, a tecniche di potere che vanificano le illusioni contemporanee di una liberazione umana tramite la sessualità.
Nell’Uso dei piaceri e La cura di sé, però, la prospettiva muta. Studiando la classicità greca e latina, Foucault tematizza «le modalità del rapporto con se stesso attraverso le quali l’individuo si costituisce come soggetto»: una prospettiva discussa dai critici come un possibile approdo foucaultiano alla ricerca di nuove forme di soggettività grazie al confronto con l’etica degli antichi.
Cioffi Luppi Vigorelli Zanette Bianchi Agorà

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