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🌊 MANA: La vera storia di un concetto antropologico

  Cosa significa davvero "mana" in antropologia? Lascia perdere videogiochi e stereotipi New Age: in questo video scopriamo il significato autentico di uno dei concetti più fraintesi dello studio delle religioni. 🧠✨ Partiamo dalle origini melanesiane e polinesiane, passando per gli studi pionieristici di Codrington, fino alle riflessioni di Mauss e Keesing. Il mana non è una "forza magica", ma efficacia, autorità, prestigio e relazione sociale. 💪🏽🌏 Un viaggio che ci insegna a rispettare la complessità delle culture oceaniche e a diffidare delle semplificazioni. Perché le categorie con cui descriviamo gli altri non sono mai neutre. ⚖️ 📚 Fonti antropologiche | 🔬 Approccio scientifico | 🌍 Rispetto culturale 👇 Dimmi la tua nei commenti! Conoscevi il vero significato antropologico del mana?

Il Corpo come Tela: Viaggio Antropologico tra Natura e Cultura

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Perché viviamo in società? 🤔 E chi decide le regole

 

Franza Boas e il particolarismo storico

 

La Politica spiegata: competizione per il controllo delle risorse

Antropologia economica e antropologia politica: origini, sviluppi, correlazioni e differenze

Introduzione L’antropologia, fin dalle sue origini, si è interrogata su come le società umane organizzino la propria vita materiale e politica. Due delle sue specializzazioni più importanti sono l’ antropologia economica e l’ antropologia politica , nate nel Novecento ma con radici più antiche. Entrambe si concentrano sull’analisi dei rapporti sociali, osservando rispettivamente la gestione delle risorse e la gestione del potere , due dimensioni strettamente connesse nella vita delle comunità. L’antropologia economica L’antropologia economica studia i modi in cui le diverse società producono, distribuiscono e utilizzano risorse materiali (terra, bestiame, lavoro, acqua, denaro) e simboliche (prestigio, conoscenze, visioni religiose). Se già gli antropologi evoluzionisti come Morgan e Tylor avevano osservato i sistemi economici delle cosiddette “società primitive”, solo nel XX secolo questa specializzazione si è affermata come disciplina autonoma. I contributi fondamentali prov...

Il Taoismo: filosofia della Via e dell’armonia

Introduzione Il taoismo (Daojia/Daojiao) è una delle correnti più significative della tradizione filosofica e religiosa cinese. Le sue origini risalgono al IV-III secolo a.C., con due testi fondamentali: il Tao Te Ching di Laozi e lo Zhuangzi attribuito a Zhuang Zhou. Il pensiero taoista si fonda sull’idea di Tao, “la Via”, inteso come principio universale che regola il cosmo, la natura e la vita degli esseri umani. Il taoismo non si limita a proporre una dottrina teorica, ma indica un atteggiamento di vita che privilegia la spontaneità, l’armonia e il distacco dalle passioni e dalle rigidità sociali. Introduction Taoism (Daojia/Daojiao) is one of the most significant traditions in Chinese philosophy and religion. Its origins date back to the 4th–3rd centuries BCE, with two foundational texts: the Tao Te Ching by Laozi and the Zhuangzi attributed to Zhuang Zhou. Taoist thought is centered on the idea of Tao, “the Way,” understood as the universal principle that governs the cos...

Induismo, Buddismo e Schopenhauer: un viaggio tra spiritualità e filosofia

 

Il pensiero mitico

 

L'ecologia delle relazioni

“Fare delle anime” e “fare dei corpi” Uno dei principali obiettivi che si pone l’antropologia dell’ambiente è quello di cercare di capire come le diverse società si relazionino con la natura e interpretino  l’ambiente nelle sue molteplici espressioni. A questo proposito , l’antropologo  brasiliano Eduardo Viveiros de Castro (nato nel 1951), nella sua opera Metafisiche cannibali (2015), riporta un emblematico racconto di Claude Lévi Strauss a proposito della conquista delle Grandi Antille.  Nativi e conquistatori a confronto Stando a quanto riferito da Lévi Strauss qualche anno dopo la scoperta delle Americhe, mentre gli spagnoli spedivano commissioni di inchiesta per stabilire se gli indigeni fossero dotati di un’anima, gli indigeni immergevano i prigionieri bianchi sott’acqua per verificare se il corpo dei conquistatori fosse soggetto a putrefazione, cioè alle leggi della materia. [...] Modi diversi di interpretare l’anima e il corpo Insomma, il racconto di Lévi Strauss ...

Che cosa sono i modelli culturali

I modelli culturali sono insiemi di credenze, convinzioni, idee, valori, emozioni, conoscenze, atteggiamenti, norme condivisi dai membri di una società. I modelli sono spesso profondamente radicati nella storia e possono influenzare il modo in cui le persone pensano e agiscono nella vita quotidiana [...]. I modelli sono quindi sia costruzioni delle persone, che si rappresentano e praticano la vita sociale in un certo modo e agiscono di conseguenza, sia costruzioni degli antropologi che cercano di comprendere funzioni e significati che le persone  attribuiscono alle loro azioni. A. Biscaldi, V. Matera, Intrecci, Antropologia, Sociologia e Metodologia della ricerca,  Deascuola

Luca Luigi Cavalli Sforza e la genetica delle popolazioni

 

MAPPA MIGRAZIONI

 

NON-LUOGHI

 

I riti

LA SOCIET&Agrave MATRIARCALE BACHOFEN

Nella storia dell'antropologia, Johann BIachofen (1815-1887) è famoso soprattutto per l'opera intitolata Il diritto materno, più conosciuta come Il matriarcato , titolo che è stato dato anche alla più recente traduzione integrale italiana, apparsa nel 1988. In questo test di grande erudizione , Bachofen formula una celebre ipotesi, quela della "ginecocrazia", ovvero del potere femminile: egli sostiene infatti l'esistenza, in una fase remota della storia europea, di un'epoca di promiscuità sessuale e di comunanza dei beni, in cui l'ignoranza della paternità imponeva la discendenza matrilineare e un'organizzazione sociale imperniata sull'elemento femminile e materno.  A quata fase matriarcale sarebbe poi subentrata, nelle epoche storiche successive, una fase di supremazia dell'elemento paterno, caratterizzata dal diritto positivo, discendenza patrilineare, proprietà privata, monogamia. E. Clemente R. Danieri Scienze Umane Paravia

CHE COSA SONO LE SCIENZE UMANE?

"Tutti gli uomini tendono per natura alla conoscenza", afferma il filosofo Aristotele (IV secolo a. C.) per il quale il desiderio di conoscere caratterizza il genere umano. L'essere umano stesso diventa oggetto di indagine fin dal mondo antico, basta ricordare il greco Erodoto che viaggiò nel V secolo a. C. nei paesi che si affacciano sul Mediterraneo per raccogliere materiali per le sue Storie e che ci ha lasciato ampie descrizioni dei costumi dei popoli cosiddetti barbari, mostrando curiosità per la varietà delle usanze umane e per le diverse organizzazioni sociali e politiche. Egli è considerato il padre della storia, della geografia e della etnografia (descrizione dei popoli). Nel mondo greco la filosofia, cioè l'indagine razionale e critica sui fondamenti della realtà si interroga sul posto dell'uomo nel mondo e su cosa distingue l'essere umano dagli altri animali. Per il filosofo Anassagora (V secolo a. C.) "L'uomo è il più intelligente degli an...

C. Lévi-Strauss: Mito e significato

Quel che ho cercato di dire fin qui è che è avvenuto un divorzio – un indispensabile divorzio – fra il pensiero scientifico e quella che ho definito la logica del concreto, cioè il rispetto e l’utilizzo dei dati sensoriali, in contrapposizione alle immagini, ai simboli, e così via. Forse stiamo assistendo al momento in cui questo divorzio sarà superato o ricomposto, giacché la scienza moderna sembra in grado non solo di compiere progressi seguendo la sua linea tradizionale – cioè spingendosi via via più avanti, ma sempre entro lo stesso ristretto canale -, ma anche nello stesso tempo di ampliare questo canale, reincorporandovi molti problemi prima lasciati da parte. A questo riguardo mi si potrebbe accusare di essere uno « scientista » , ovvero una sorta di cieco ammiratore della scienza, convinto che essa possa risolvere assolutamente tutti i problemi. Bene io non la penso certo così, e non riesco ad immaginarmi un giorno in cui la scienza sarà conchiusa e perfetta. [ … ] La scienza ...

Claude Lévi-Strauss Tristi tropici

Spontaneamente o volutamente, mai ho potuto saperlo, aveva contribuito alla costituzione di una confraternita internazionale di superuomini, cinque o sei in tutto: lui stesso, Keyserling, Ladislas Reymond, Romain Rolland, e, voglio credere per un certo tempo, Einstein. La base del sistema era che, quando uno dei membri pubblicava un libro, gli altri, dispersi per il mondo, dovevano affrettarsi a salutarlo come una delle più alte manifestazioni del genio umano. Ma quello che più commuoveva in Victor Margueritte, era la semplicità con la quale pretendeva riassumere in sé tutta la storia della letteratura francese. Questo gli era tanto più facile in quanto proveniva da un ambiente letterario: sua madre era cugina germana di Mallarmé; gli aneddoti, i ricordi erano il suo debole. Si parlava così a casa sua con familiarità di Zola, dei Goncourt, di Balzac, di Hugo come di zii o di nonni dei quali fosse stato incaricato di amministrare l’eredità. E quando esclamava con impazienza: «Dicono che...