
"Tutti gli uomini tendono per natura alla conoscenza", afferma il filosofo Aristotele (IV secolo a. C.) per il quale il desiderio di conoscere caratterizza il genere umano. L'essere umano stesso diventa oggetto di indagine fin dal mondo antico, basta ricordare il greco Erodoto che viaggiò nel V secolo a. C. nei paesi che si affacciano sul Mediterraneo per raccogliere materiali per le sue Storie e che ci ha lasciato ampie descrizioni dei costumi dei popoli cosiddetti barbari, mostrando curiosità per la varietà delle usanze umane e per le diverse organizzazioni sociali e politiche. Egli è considerato il padre della storia, della geografia e della etnografia (descrizione dei popoli). Nel mondo greco la filosofia, cioè l'indagine razionale e critica sui fondamenti della realtà si interroga sul posto dell'uomo nel mondo e su cosa distingue l'essere umano dagli altri animali. Per il filosofo Anassagora (V secolo a. C.) "L'uomo è il più intelligente degli animali in virtù del possesso delle mani", e Aristotele descrive la natura e le funzioni dell'anima (psiché), intesa come principio organizzatore e vivificatore del corpo.
Gli esseri umani, quindi, si sono sempre posti domande su se stessi, hanno esaminato la condizione umana, hanno ricercato e narrato le vicende degli uomini nel tempo, ma solo nella seconda metà dell'Ottocento hanno dato vita a discipline che si occupano in modo scientifico della realtà umana e che si possono chiamare con il nome collettivo di scienze umane.
S. Corradini S. Sissa
Capire la realtà sociale
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