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Antonio Labriola e il pensiero pedagogico marxista

 

Immagine creata con AI

Antonio Labriola (1843-1904) fu un filosofo e pedagogista italiano, tra i primi interpreti del marxismo in Italia. Formatosi nell'ambiente hegeliano napoletano, sviluppò un pensiero critico che contribuì al dibattito su educazione, storia e trasformazione sociale.

Labriola e la pedagogia marxista in Italia. Un posto a sé, ma fondamentale, occupa nel dibattito pedagogico del secondo Ottocento, Antonio Labriola (1843-1904), sia per l'ampiezza dei problemi che egli affronta, sia per le soluzioni radicalmente progressiste che imposta anche in campo educativo, specialmente nella fase marxista (e legata a un marxismo critico) del suo pensiero. Le origini dell'interesse pedagogico di Labriola vanno ricercate nella sua adesione alla filosofia herbartiana, da un lato, e nella direzione del Museo di istruzione e di educazione fondato a Roma nel 1874 e affidato a Labriola dal 1877 al 1881. L'herbartismo si presenta a Labriola come capace di avviare una riorganizzazione del sistema educativo in relazione a princìpi e ideali universali, che erano stati traditi dal Positivismo. Negli anni Settanta scrive alcuni saggi pedagogici di notevole interesse, specialmente Dell'insegnamento della storia (1876) e, poco più tardi, Sull'insegnamento della scuola popolare in diversi paesi (1881). In essi sviluppa una ridefinizione dell'educazione popolare in forma decisamente progressista e democratica, in opposizione alle chiusure e alle arretratezze della politica scolastica dei governi post-unitari. In particolare valorizza l'insegnamento della storia come mezzo di educazione civile in quanto elaborata dallo sforzo e dal lavoro dei vari gruppi sociali e dalle loro battaglie ideologiche e politiche. La storia va insegnata come storia collettiva e, come tale, diviene anche il mezzo più efficace di educazione morale.

Anche nel cosiddetto «periodo marxista» Labriola continua ad interessarsi di problemi educativi, come testimonia il discorso L'Università e la libertà della scienza che tiene a Roma nel 1896, nel quale rivendica tanto la funzione emancipatrice della cultura, anche a livello sociale, quanto l'impegno intellettuale ed etico che deve caratterizzare la ricerca scientifica. Ma nelle stesse opere più strettamente filosofiche, accanto ad una ridefinizione in senso antideterminista e critico-dialettico del marxismo teorico, sono sviluppate alcune importanti categorie pedagogiche, quali, prima fra tutte, quella di praxis. Essa in quanto implica una trasformazione pratica delle condizioni oggettive (economico-sociali) dell'esperienza, si organizza in forma educativa, anzi diviene essa stessa (e solo essa in maniera del tutto compiuta) un processo educativo. Inoltre il richiamo alla critica dell'ideologia offre uno strumento sottile anche alla critica pedagogica, in quanto permette di leggere in forma storicamente determinata da interessi di classe e da visioni-del-mondo le astrazioni spesso fumose e anche poco concludenti con cui lavora, in genere, la teorizzazione pedagogica.

Franco Cambi, Storia della pedagogia, Editori Laterza, Bari 1998 pag. 403

Labriola and Marxist Pedagogy in Italy

Antonio Labriola (1843–1904) occupies a distinctive yet fundamental position in the pedagogical debate of the second half of the nineteenth century, both because of the breadth of the issues he addressed and because of the radically progressive solutions he proposed in the field of education, especially during the Marxist phase of his thought (linked to a critical interpretation of Marxism). The origins of Labriola's interest in education can be traced, on the one hand, to his adherence to Herbartian philosophy and, on the other, to his directorship of the Museum of Instruction and Education, founded in Rome in 1874 and entrusted to him from 1877 to 1881. Labriola regarded Herbartianism as a framework capable of initiating a reorganization of the educational system based on universal principles and ideals, which, in his view, had been betrayed by Positivism. During the 1870s, he wrote several pedagogical essays of considerable importance, particularly On the Teaching of History (1876) and, a few years later, On the Teaching of Popular Schools in Different Countries (1881). In these works, he developed a redefinition of popular education that was distinctly progressive and democratic, opposing the restrictive and backward educational policies of the post-unification governments. In particular, he emphasized the teaching of history as a means of civic education, since history is shaped by the efforts and work of different social groups and by their ideological and political struggles. History should therefore be taught as a collective history and, as such, also becomes the most effective means of moral education.


Even during the so-called "Marxist period," Labriola continued to engage with educational issues, as demonstrated by his 1896 lecture The University and the Freedom of Science, delivered in Rome. In this speech, he affirmed both the emancipatory role of culture, including its social dimension, and the intellectual and ethical commitment that should characterize scientific research. Moreover, in his more strictly philosophical works, alongside a redefinition of theoretical Marxism in an anti-deterministic and critical-dialectical sense, he developed several important pedagogical categories, foremost among them that of praxis. Since praxis entails the practical transformation of the objective (socio-economic) conditions of experience, it assumes an educational form and, indeed, becomes in itself—and only in itself in a fully accomplished sense—an educational process. Furthermore, his appeal to the critique of ideology provides a subtle instrument for pedagogical criticism as well, since it makes it possible to interpret the often vague and inconclusive abstractions employed by pedagogical theory as historically determined by class interests and worldviews.

Source: Franco Cambi, Storia della pedagogia, Editori Laterza, Bari, 1998, p. 403. English translation by the author, produced with the support of Artificial Intelligence (AI) and subsequently reviewed, verified, and supervised by a human, in accordance with the transparency principles of the European Union Artificial Intelligence Act (Regulation (EU) 2024/1689).

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