
Bonald condivide con la filosofia della sua epoca la non conoscenza della Scolastica, che emerge da queste parole; significativamente solo con un'osservazione di Leibninz egli può attenuare il suo giudizio sulla filosofia medievale: «Vi è oro nascosto nel cumulo di spazzatura della Scolastica» III 14.
La filosofia moderna inizia con tre riformatori: Bacone, Descartes, Leibniz. «Bacone ha avvertito per primo la necessità di ricostruire questo edificio (la filosofia), proprio come se esso non fosse mai stato edificato». (III 16). Tuttavia con lui inizia soltanto un nuovo aristotelismo. Il suo interesse considera principalmente le scienze della natura; la conoscenza è per lui essenzialmente classificazione terminologica dei fenomeni. Egli è il precursore dell'empirismo moderno e del materialismo.
«Descartes, per riformare la filosofia, ha iniziato a riformare l'atteggiamento del suo spirito» (III 19). Negli scritti di Bonald egli si trova sempre in una singolare luce ambigua. Da una parte, con la dottrina delle idee innate egli ha rinnovato il platonismo e appartiene dunque alla serie degli antenati della vera filosofia. Dall'altra tuttavia, il suo punto di partenza del dubbio universale appare come il cardine di tutta la filosofia moderna attaccata da Bonald. Il terzo e più grande rinnovatore della filosofia è Leibniz, il «Platone del Nord» (III 21), «forse il genio più universale che sia mai apparso» (III 20). Il suo sistema «non è soltanto il più ampio e completo di tutti i sistemi filosofici, ma anche il più religioso» (III 20). Tuttavia anche questo sistema non ha potuto consolidare la sua autorità a lungo. Esso è caduto vittima della totale rivoluzione della filosofia operata da Kant (III 22-23), e nonostante le grandi verità in esso contenute è decaduto, come sistema, a semplice momento della storia della filosofia. In tal modo però sembra giunta alla fine la possibilità di una filosofia sistematica. Quando in Francia la rivoluzione ha reso essenzialmente problematica la filosofia, con Kant è accaduto qualcosa di simile in Germania. Bonald coglie un evidente parallelo tra Kant e la rivoluzione , quando scrive: «fu senza dubbio una fortuna per la pace dei popoli il fatto che questa teoria, giunta troppo tardi, non abbia più trovato nella società ciò che avrebbe potuto accendere le passioni dell'uomo, e per questo abbia parlato soltanto al suo spirito» (III 22). L'idealismo appare qui, come successivamente in Marx, la via d'uscita speculativa della rivoluzione impedita.
Robert Spaemann L'origine della sociologia dallo spirito della Restaurazione
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