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UN ENIGMA E UN'IPOTESI

In un angolo dell’Africa, circa sei milioni di anni fa, in un evento evolutivo come tanti, una popolazione di grandi scimmie antropomorfe si trovò a essere isolata riproduttivamente dai suoi con specifici. Il nuovo gruppo, evolvendosi, si suddivise in altri gruppi, dai quali derivarono infine diverse specie di scimmie antropomorfe bipedi del genere Australopithecus. Queste nuove specie finirono con l’estinguersi, tranne una che sopravvisse fino a circa due milioni di anni fa, quando era ormai cambiata al punto da richiedere non solo una nuova denominazione di specie ma anche una nuova denominazione di genere : Homo. Rispetto alle australopitecine sue progenitrici, che erano alte un metro e venti centimetri, avevano un cervello grande quanto quello delle scimmie antropomorfe e non possedevano strumenti di pietra, Homo era più sviluppato fisicamente, aveva un cervello più grande e fabbricava strumenti di pietra. Non ci volle molto perché Homo si mettesse in cammino diffondendosi in tutto il mondo, benché nessuna delle sue prime scorrerie fuori dell’Africa, desse origine a popolazioni in grado di sopravvivere in modo permanente.
Poi, ancora in un angolo d’Africa, circa 200.000 anni fa, una popolazione di Homo diede inizio ad una nuova e differente traiettoria evolutiva. Questa popolazione africana sviluppò nuovi modi di vivere e si diffuse poi nel resto del mondo, spazzando via tutte le altre popolazioni di Homo e lasciando discendenti oggi noti come Homo sapiens. I membri di questa nuova specie avevano un certo numero di nuove caratteristiche fisiche, tra cui un cervello più grande, ma ancor più notevoli le loro nuove abilità cognitive e ciò che grazie a queste poterono creare:
• essi cominciarono a produrre un gran numero di nuovi strumenti di pietra con specifiche funzioni, e ciascuna popolazione creò le proprie tradizioni d’uso degli strumenti – ciò che ha condotto infine certe popolazioni a creare, per esempio, i processi produttivi computerizzati;
• essi cominciarono a usare simboli per comunicare e per strutturare la vita sociale, tra cui non solo simboli linguistici ma anche simboli artistici, come pietre lavorate e pitture rupestri – ciò che ha condotto infine certe popolazioni a creare, per esempio, il linguaggio scritto, il denaro, la notazione matematica e l’arte;
• cominciarono a sviluppare nuovi tipi di pratiche e di organizzazioni sociali, dalla sepoltura cerimoniale dei morti all’addomesticamento di piante e animali – ciò che ha condotto infine certe popolazioni a creare, per esempio, istituzioni formalizzate di tipo religioso, amministrativo, educativo e commerciale.
L’enigma fondamentale è questo. I sei milioni di anni che separano gli esseri umani dalle altre grandi scimmie antropomorfe sono, in termini evolutivi, un tempo molto breve, tanto che gli uomini e gli scimpanzé moderni condividono qualcosa come il 99% del patrimonio genetico – lo stesso grado di parentela che corre tra gli altri generi prossimi come leoni e tigri, cavalli e zebre, ratti e topi [King e Wilson 1975]. Vi è dunque un problema di tempo. […] A questo enigma non vi è che una soluzione. Vi è , intendo dire, un solo meccanismo biologico noto che possa produrre in così breve tempo cambiamenti comportamentali e cognitivi come questi – che parli di sei milioni, due milioni o un quarto di milione di anni fa. Questo meccanismo biologico è la trasmissione sociale o culturale, che opera su scale temporali inferiori, e per molti ordini di grandezza, rispetto all’evoluzione organica. In generale la trasmissione culturale è un processo evolutivo relativamente comune che permette agli individui di risparmiare tempo e fatica, per tacere dei rischi, sfruttando le conoscenze e le abilità già acquisite dai con specifici.
M. Tommasello Le origini culturali della cognizione umana

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