
In un terzo modo la «simbolica del male» fa appello ad una scienza dell’interpretazione, a un’ermeneutica: i simboli del male, sia al livello semantico che a quello mitico, sono sempre il rovescio di un più vasto simbolismo, di un simbolismo della Salvezza. Già a livello semantico questo è vero: all’impuro corrisponde il puro, all’errare del peccato il perdono nel suo simbolismo di ritorno, al peso del peccato la remissione e, più in generale, alla simbolica della schiavitù quella della liberazione; in modo ancora più chiaro, sul piano dei miti, le immagini della fine offrono il loro vero senso alle immagini dell’inizio: la simbolica del caos non è altro che la prefazione di un poema che celebra l’intronizzazione di Marduk; al dio tragico corrisponde la purificazione di Apollo che con il suo oracolo chiamerà Socrate a «esaminare» gli altri uomini; al mito dell’anima esiliata corrisponde la simbolica della liberazione mediante la conoscenza; alla figura del primo Adamo le posteriori figure del Re, del Messia, del Giusto che soffre, del Figlio dell’Uomo, del Signore, del Logos. Il filosofo, in quanto filosofo, non ha nulla da osservare circa la proclamazione, il kerygma apostolico, secondo cui quelle figure trovano il loro compimento nell’evento del Cristo Gesù; ma su quei simboli, in quanto rappresentazioni della fine del male, può e deve riflettere. Ora, cosa significa questa corrispondenza puntuale tra due simbolismi? Significa, per prima cosa, che il simbolismo della salvezza conferisce il suo vero senso a quello del male, il quale non è altro che una provincia particolare all’interno del simbolismo religioso; il Credo cristiano non dice infatti «credo nel peccato», ma «credo nella remissione dei peccati»; ora, in modo più fondamentale, questa corrispondenza tra un simbolismo del male e un simbolismo della salvezza significa che bisogna sfuggire al fascino di una simbolica del male, recisa dal resto dell’universo simbolico e mitico, e riflettere sulla totalità formata da questi simboli dell’inizio e della fine. Ciò suggerisce il compito architettonico della ragione, già disegnata nel gioco delle corrispondenze mitiche; è questa totalità, in quanto tale, che richiede di essere detta al livello della riflessione e della speculazione.
P. Ricoeur Della interpretazione
Commenti
Posta un commento